jueves, 18 de agosto de 2011

Cancellare il 25 aprile? L'Aned: "No, non ci stiamo"


Lettera aperta a Carlo Smuraglia: abolire il 25 aprile, un attacco all'identità del Paese

Si allarga la protesta per la proposta di cancellare la festa della liberazione (25 aprile), quella conseguente del 2 giugno (festa della Repubblica), passando dall'abolizione del 1°maggio (festa dei lavoratori).
L'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati attraverso con un  articolo del vicepresidente, Dario venegoni, ha sottolineato la sua totale contrarietà (http://www.deportati.it/news/25aprile.html).
Qui di seguito pubblichiamo inoltre il testo della lettera aperta che Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, attuale responsabile nazionale PD Nuove forme di organizzazione e comunicazione politica, ha mandato a Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi.
"Carissimo Presidente,
voglio comunicarti il mio più convinto sostegno alla posizione assunta dal Comitato nazionale dell’Anpi, a seguito dell’intenzione del Governo di mettere in discussione le festività previste nei giorni del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Come giustamente sottolineate si tratterebbe di un provvedimento di scarsissima efficacia sul piano economico, ma molto grave su quello dell’identità del Paese. Resistenza, lavoro ed equità sociale, Costituzione e Repubblica non sono vuote parole, ma le basi su cui la nostra Italia democratica trova le ragioni della sua coesione e, a maggior ragione in un momento così difficile, valori fondamentali di riferimento per tutti gli italiani. Sminuirne il significato sarebbe davvero grave e inaccettabile.
Chi ti scrive oggi ricopre una responsabilità nel Partito Democratico, ma è stato molti anni Sindaco di Marzabotto. Non posso non sottolineare il sacrificio di sangue che è stato pagato perché in Italia si tornasse a festeggiare il 1° maggio e per poter vivere quelle due giornate di libertà, il 25 aprile e il 2 giugno, dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra. Non è un caso quindi che l’Anpi sia così autorevolmente intervenuto e auspico che tanti, come sta positivamente accadendo, si uniscano a questa battaglia.”
Ecco infine l'articolo di Dario Venegoni visitabile presso il sito dell'Associazione ex deportati (http://www.deportati.it/news/25aprile.html). Il commento è stato pubblicato sabato 13 agosto 2011 sulla pagina ANED di Facebook.
"Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica.
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire.
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese.
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega.
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno!"
L'appello dell'ANPI su:

jueves, 28 de julio de 2011

NO AL REVISIONISMO STORICO. FU GUERRA DI LIBERAZIONE, NON CIVILE




Nel corso di una cerimonia al Viminale, qualche giorno fa, la Resistenza è stata – incredibilmente – ridotta al livello di una “guerra civile”, fatto tanto più grave in quanto compiuto nel corso di una Cerimonia ufficiale, nella quale è particolarmente disdicevole una ricostruzione che fa violenza alla storia ed alle pagine gloriose della Resistenza. Un fatto grave, ma occasionale? Non si direbbe, visto che nel corso della parata, anch’essa ufficiale, per il 2 giugno, la Resistenza è stata completamente ignorata, non solo nelle presenze fisiche, ma anche in ciò che ha detto la voce narrante.
Ma anche ad altri livelli, meno autorevoli, accadono cose analoghe, se non addirittura peggiori. Un giornalista ha presentato, sabato sera, in televisione, Piazza Loreto come un massacro, una macelleria, riferendosi naturalmente alla salma di Mussolini. Neppure una parola sui precedenti e sul fatto che in quella piazza, il 10 agosto 1944, erano stati uccisi e lasciati a lungo, sul selciato, al sole, quindici partigiani e antifascisti, invitando (sarebbe meglio dire costringendo) i cittadini a guardare l’orribile spettacolo, evidentemente a scopo intimidatorio.
C’è, evidentemente, un problema politico e perfino un problema culturale. Quello politico sta nel fatto che anche a livello ufficiale si vuole ignorare o delegittimare la Resistenza, trasformando la guerra di Liberazione in una guerra fratricida. Il revisionismo, insomma, continua imperterrito a cercare di nascondere o degradare le pagine più belle della nostra storia. E questa è, in realtà, una vergogna, storicamente e politicamente. Ma c’è anche un profilo culturale, che va sottolineato, se simili posizioni possono passare, più o meno inosservate, anche in occasione di trasmissioni televisive di puro intrattenimento. C’è, insomma, chi – ancora oggi –non ha digerito la Resistenza e continua a pensare che il fascismo sia stato un fenomeno limitato e bonario; evidentemente la cultura democratica che avrebbe dovuto insediarsi ad ogni livello, nel nostro Paese, dopo la Costituzione, nata dalla Resistenza, non riesce ancora ad occupare il ruolo che le spetterebbe, diventando “diffusa” e patrimonio di tutti i cittadini. Questo ci impone una riflessione attenta ed un impegno ancora più forte per valorizzare non solo la Resistenza, ma anche i principi che la attraversarono e costituirono il fondamento della Costituzione; e richiede un impegno altrettanto forte per contrastare ogni forma di negazionismo e revisionismo, esplicita o mascherata. CARLO SMURAGLIA presidente ANPI

jueves, 21 de julio de 2011

La Resistenza romana

Via Rasella
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23 marzo 1944 - Alle 15,30 Carlo Borsani, cieco di guerra, medaglia d'oro, celebra, nel salone di un palazzo in via Veneto, la nascita del fascismo, avvenuta 25 anni prima a Milano, in piazza San Sepolcro. E' una giornata senza nuvole, con il sole splendente. In mattinata i gerarchi e le autorità germaniche avevano assistito alla messa nella chiesa di Santa Maria della Pietà e deposto corone alle lapidi dei caduti fascisti in Campidoglio e al Verano. Borsani ha comniciato da poco a parlare quando, alle 15.52, si interrompe a causa del forte boato che rompe l'aria. Una forte carica di tritolo è esplosa a poca distanza, in via Rasella, davanti al palazzo Tittoni, mentre vi transitava a piedi una compagnia del I battaglione del Reggimento Polizei SS Bozen, composta da 156 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa, in assetto di guerra, con mitragliatrici montate su carrelli in testa e in coda alla colonna. Subito dopo, due squadre dei GAP Centrali, una di sette uomini l'altra di sei, al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola), lanciano a mano bombe da mortaio leggero Brixia, modificate per esplodere per accensione della miccia, e sparano con armi leggere. A far brillare la mina collocata in un carrettino metallico da spazzino era stato lo studente in medicina Rosario Bentivegna, con la copertura di un'altra giovane studentessa, Carla Capponi.
Secondo la testimonianza di Bentivegna, i gappisti erano disposti per l'attacco in questo modo: lui vicino al carretto, Carla Capponi, con un impermeabile sul braccio, da mettergli addosso per coprirgli la divisa da spazzino, la pistola alla cintura sotto il golf, in cima alla via con alle spalle palazzo Barberini; Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli e Guglielmo Blasi, con Salinari nei pressi del Traforo; poco distante Silvio Serra; all' angolo di via del Boccaccio, Franco Calamandrei. Altri gappisti erano sistemati per coprirli durante lo sganciamento.
Le modalità dell'attacco: Calamandrei si era tolto il cappello, segno convenuto per avvisare Bentivegna che i tedeschi si stavano approssimando e doveva quindi accendere la miccia per poi allontanarsi rapidamente. Avvenuta l' esplosione, gli altri gappisti raggiunsero Calamandrei di corsa per sviluppare l'assalto a bombe a mano e colpi di pistola. L'azione si concluse con 32 SS uccise e 110 ferite (una sarebbe morta in ospedale il giorno dopo). I gappisti non ebbero perdite nonostante la immediata reazione dei tedeschi. Morirono invece un ragazzo e due civili. Altri persero la vita o rimasero feriti nella violenta sparatoria che si protrasse con l' arrivo di reparti tedeschi e fascisti, da questi rivolta soprattutto a colpire le finestre degli edifici più vicini, dai quali ritenevano fossero stati lanciati gli ordigni esplosivi.
L'attacco in via Rasella era stato deciso dal comando dei GAP Centrali in sostituzione dell' assalto, programmato per quel giorno, al corpo di guardia di via Tasso per liberare i prigionieri della Gestapo. Dopo un sopralluogo Fiorentini, Salinari e Calamandrei avevano ritenuto irrealizzabile quell' operazioe dato il sistema difensivo approntato dai tedeschi e avevano predisposto invece l'aggressione alla colonna tedesca che ogni giorno percorreva via Rasella ultimate le esercitazioni alla controguerriglia.
Il reggimento Bozen, come tutte le SS composto da volontari vincolati dal giuramento a Hitler, si stava infatti addestrando alla lotta contro i partigiani. Il battaglione di stanza Roma forniva anche elementi alla Gestapo in via Tasso, e avrebbe dovuto assolvere all' incarico di proteggere il personale militare e civile tedesco e fascista durante l' abbandono della capitale all' arrivo degli alleati, e, inoltre, fare da scorta ai prigionieri che da via Tasso da Regina Coeli sarebbero stati trasferiti al nord.
Al reggimento Bozen saranno addebitate le stragi di civili commesse in seguito, in Istria, nel Bellunese, a Bois e Falcade, 87 azioni di rappresaglia documentate negli archivi tedeschi di Coblenza, ricostruite da storici ricercatori altoatesini nel 1994.
L'azione di via Rasella venne riconosciuta come atto legittimo di guerra dal governo e dal parlamento dell' Italia democratica, nel 1981, dalla magistratura, nei vari gradi sino alla Cassazione (19 luglio 1953). Alcuni partecinti vennero decorati al valor militare, Presidente della Repubblica Einaudi, Capo del Governo De Gasperi
pallanimred.gif (323 byte) La sentenza della Cassazione del 1999via Rasella fu una "legittima azione di guerra"

da  http://storiaxxisecolo.it

martes, 12 de julio de 2011

GUERRA DI LIBERAZIONE NON CIVILE!



Nel centenario del Viminale gaffe sulla Resistenza

L'occupazione tedesca tra il '43 e il '45 chiamato "guerra civile"
Riprendiamo da Repubblica.it 
"Di questo Palazzo si è detto e scritto di tutto: ma il Viminale non è il palazzo dei poteri, degli intrighi e dei complotti". Così Maroni alla cerimonia dei cent'anni della sede del ministero dell'Interno celebratasi alla presenza del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Oggi però il Viminale è stata la sede dove s'è consumato un clamoroso strafalcione storico. Il filmato istituzionale sul centenario ha chiamato "guerra civile" il periodo dell'Occupazione tedesca dell'Italia fra il '43 e il '45. Errore voluto per presentare la Resistenza in chiave revisionistica o involontaria gaffe degli autori? Non è dato sapere: questo è uno dei tanti misteri del Viminale. Così come non si sa a quale causa attribuire la clamorosa svista sempre dello stesso video, che ha omesso (o censurato) i sei anni di repressione antidemocratica di Mario Scelba, fra il 2 febbraio 1947 al 7 luglio 1953. In ogni caso, il filmato non è più disponibile sul sito del Viminale, come era stato annunciato.

L'errore storico ha suscitato sdegno e proteste nel mondo politico e dei Partigiani. "È stata un guerra di Liberazione - ha commentato dal letto dell'ospedale Armando Cossutta, ex partigiano e vicepresidente dell'Anpi - dire che è stata una guerra civile è sbagliato".
"Ancora una volta - ha aggiunto il presidente dell'Anpi - Carlo Smuraglia- s'è parlato di "guerra civile"a proposito della Resistenza che è una delle pagine più gloriose della storia italiana e non deve essere assolutamente deformata cercando di ridurne la portata di ridurla a guerra civile. È stata guerra di Liberazione per liberare l'Italia dalla dittatura fascista e dall'Occupazione tedesca. Appena 5 giorni fa sono stati dati 9 ergastoli ai nazisti autori degli eccidi negli Appennini tosco-emiliani, la prova che i nemici da combattere, che sterminavano la popolazione civile inerme, erano i tedeschi. Che poi alleati coi tedeschi ci fossero anche i fascisti che hanno voluto combattere fino alla fine con loro non muta il carattere fondamentale della guerra di Liberazione. Sorprende che dopo tanti anni di distanza, da una sede autorevole e istituzionale come il Viminale e davanti al presidente della Repubblica, esca ancora il tentativo di ridurre una pagina  meravigliosa della storia del Paese a una lotta fratricida".

"Chiamare guerra civile la lotta di liberazione che sconfisse in Italia i fascisti e i nazisti - ha commentato Emanuele Fiano, responsabile Pd del forum sicurezza - è un atto di barbarie storica che riporta indietro l'orologio della nostra cultura comune. Non ci fu nessuna guerra civile, ma la maggioranza del Paese si ribellò e ci liberò dalla nostra dittatura prima ancora che dall'Occupazione straniera. Le ricostruzioni storiche che vengono promosse dal ministero dell'Interno dovrebbero salvaguardare questa visione storica che è quella su cui si fonda la democrazia repubblicana nella quale viviamo oggi".

domingo, 3 de julio de 2011

Marcia di Brunete

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sezione Spagna, il giorno 2 luglio
ha partecipato alla marcia commemorativa della battaglia di Brunete.

La XII divisione italiana delle Brigate Internazionali, chiamata poi
Battaglione Garibaldi, partecipò a una delle più sanguinose battaglie della
guerra civile spagnola.

20.000 Repubblicani persero la vita insieme a 17.000 franchisti.

Fra i feriti Giovanni Pesce, detto Visone, medaglia d’oro al valor militare.

Alla marcia, che ha percorso 7 km fino ad un posto di comando delle forze
repubblicane, svoltasi sotto lo stesso sole cocente che allora tormentava i
valorosi combattenti (fra il 6 e il 23 luglio del 1937), hanno partecipato
inglesi, irlandesi, tedeschi e italiani in ricordo delle Brigate
Internazionali.

L’Anpi Spagna ha voluto onorare la memoria degli antifascisti italiani che vennero
a difendere la Repubblica Spagnola attaccata dai franchisti.

SENZA MEMORIA NON C’È FUTURO è il motto che meglio rappresenta la volontà
dell’Anpi Spagna di ribadire il nostro netto  NO al fascismo e  a qualsiasi
equiparazione fra Partigiani e Repubblichini come vorrebbe la recente
proposta di legge Fontana (PDL).p

“NO PASARÁN”

















viernes, 1 de julio de 2011

Comunicato stampa

Signs of the Civil War in Sant Felip Neri Square, Gothic Quarter, Barcelona, Catalonia, Spain, Europe. 


Marco Cristofori/gettyimages


La nascente sezione spagnola del' Associazione Nazionale Partigiani d'Italia parteciperà domani sabato 2 luglio alla V marcia di Brunete. 

Si tratta di un circuito di 7 km sui luoghi della battaglia di Brunete, uno degli scontri più sanguinosi della guerra civile spagnola dove perirono 20.000 repubblicani e 17.000 franchisti, alla quale parteciparono anche  le Brigate Internazionali. 

Giovanni Pesce detto Visone, medaglia d'oro al valor militare, fu ferito in questa battaglia.

SENZA MEMORIA NON C'È FUTURO  è  il motto della manifestazione alla quale partecipano oltre ad ANPI SPAGNA, A MADRID SI MUOVE UN ALTRA ITALIA, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÁ SPAGNA, ASSOCIACIÓN AMIGOS DE LAS BRIGADAS INTERNACIONALES e BRUNETE EN LA MEMORIA.

Con la partecipazione a questa marcia, dalla Spagna si vuole ribadire il rifiuto del fascismo e la netta condanna di tutti i revisionismi della storia della Resistenza e della Guerra di Liberazione. 

La proposta di legge Fontana (PDL) che vuole equiparare Repubblichini e Partigiani è solo un aspetto della strategia di revisione della storia volta a sdoganare il fascismo e l'esperienza del governo fantoccio al soldo del nazismo della Repubblica Sociale Italiana.

Le azioni violente del' organizzazione pseudo-sociale neo-fascista Casa Pound o le proposte di targhe ricordo per componenti della famigerata banda Koch a Milano trovano sostegno nelle istituzioni dove risiedono sedicenti ex-fascisti che solo vogliono rivalutare un'esperienza condannata inesorabilmente dalla storia e dalla democrazia.

Come dicevano i Repubblicani spagnoli     "NO PASARÁN !!!"


Marco Cristofori, fiduciario Anpi Spagna

miércoles, 29 de junio de 2011

La Marcha de Brunete



Este sabado se recuerda la batalla de Brunete en los campos alrededor de Madrid. Esos campos vieron luchar y morir miles y miles de seres humanos de todas partes del mundo, muchos de Italia con la Brigada Garibaldi que fue la base de la lucha antifascista que liberó Italia de esa dictadura a finales de la II guerra mundial.

Esos y esas jovenes no dudaron en morir en defensa de las libertades democraticas atacadas por el bando franquista en España y por los fascismos en el mundo. Multitudes llegaron a creer en el mito de la raza pura y en nombre de eso desataron sus instintos, usaron la violencia como acto de represión y mataron seres humanos por ser diferentes. En España sobre todo en contra de los “rojos” y las mujeres; en Europa en contra de pueblos, como el judio y el gitano o identidades consideradas debiles cuales las con discapacidad, la homosexual y la lesbiana.

Esa historia tan lejana ES la historia de una sociedad sobre todo joven que creía en otra vida posible, más abierta y democratica para todos y todas. Muchos y muchas desaparecieron y no tienen hoy ni el derecho al recuerdo ni a una tumba. Este campo ES una de esas muchas tumbas y representa la MEMORIA en contra del olvido.

Recordar la historia de otros momentos de la vida humana sirve para no volver a repetir los mismos errores y para no olvidar quienes lucharon y sufrieron en nombre de valores como las libertades y los derechos civiles y humanos para todos y todas.

El principio del siglo XX ve en Europa la posibilidad real de ampliar los derechos a los ciudadanos y las ciudadanas de clase obrera y campesina. Algo intolerable para las lobbies de la epoca. Las crisis finacieras y economicas del 1929 y el estricto poder de los grupos politicos conservadores cerró las posibilidades a jovenes democracias como la española y la alemana. Las consecuencias seran violencia, guerras, muerte, hambre, diasporas, sufrimiento, silencio y olvido además de la manipulación de los hechos en los cuentos de los ganadores y la desaparición de la verdad historica.

Hay que volver a recuperar el cuento de esos miles de jovenes que viajaron hacia España procedentes de todo el mundo, entre ellos y ellas muchos y muchas desde Italia, para apoyar y salvar el unico rincón del mundo donde otro mundo posible estaba en construcción, atacado en ese momento por los nostalgicos de la restauración que fueron los franquistas. Hay que volver a recuperar el cuento dentro de la sociedad española, en las familias, en los libros de historia, entre la ciudadanía. Gente sin creatividad y sin visión del futuro se hicieron con el poder con violencia inuhumana y quitaron cualquier posibilidad de futuro y de cambio democratico para la sociedad española y para la europea despues. Esos fueron los franquistas y las dictaturas fascistas de Europa y del mundo.

Nos arrebataron hasta la memoria y nos encerraron en el olvido.

Una sociedad europea que todavía queda atrapada al sueño que la libertad es cumplir con el acto de poder adquirir propiedades y llegar a pertenecer al mundo de quienes poseen, es una sociedad sin futuro. Ese sueño internacionalista de la humanidad en camino para conseguir derechos y ampliar libertades para más seres está todavía sin cumplir pero en camino entre el sufrimientos y la tristeza de los muchos y muchas que seguimos perdiendo por ese camino.

Hay que volver a recuperar ese espiritu altruista y de amor a la vida que llevó a miles de jovenes a morir en nombre de la libertad para todos y todas. Hay que sacar sus cuentos y hacer memoria desde el silencio en que más de cuarenta años de dictatura franquista y las necesidades de otras lobbies les han sometido.

Hay que volver a recuperar ese espiritu internacionalista.

Hay que hacerlo para poder construir una identidad real y posible en España, en Europa y en todo el mundo, que tenga en cuenta del valor de la memoria así como de la justicia, de la legalidad, de la trans- formación y del la r-evolución para todos los seres humanos.

Por ello hay que apoyar a quienes luchan por las libertades en cada rincón del mundo, apartando las divisiones por naciones. Nuestra lucha no es la de las naciones de las lobbies, es la lucha internacionalista pacifica hasta lo posible porque la guerra y la violencia son horrores que ninguna sociedad tiene que volver a sufrir. Es la lucha de los y las que apuestan por la libertad como valor para toda la humanidad. Por ello tenemos que estar a lado de quienes en cualquier rincón apoyan y defienden esa causa.

Porqué esa R-esistencia que todos y todas cumplieron y que nosotros y nosotras continuamos en nuestras vidas rotas por el dominio de los grupos dominantes, no tiene sentido si no será capaz de contar la memoria y hacer del recuerdo un rincón de paz y amor compartido.

Desde Italia y como ciudadanía internacionalista afincada en Madrid y en España, en red con toda la humanidad, llevamos adelante iniciativas de recuperación de la memoria y de fortalecimineto de la ciudadanía en los valores democraticos universales para la r-evolucion de las sociedades, sin olvidar la memoria de la humanidad pasada, en nombre de la R-esistencia y del Antimafia (ver en este mismo blog los programas de iniciativas sobre mafias y Resistencia que han tenido lugar en 2010 y 2011 en Madrid).

En el recuerdo de esa juventud y en nombre de toda la humanidad en camino que apuesta por una r-evolución de lo humano hacia la democracia real, r-esistiendo un día tras otro.

Somos antifascistas e internacionalistas. Rechazamos el racismo, la homofobia, el sexismo, el antisemitismo (entendiendo semitas = judios y arabes), las mafias. Todo aquello basado en la exclusión de la verdad histórica y de cualquier ser humano de la participación.

¡W la libertad!

Elisabeth Donatello

Participan: A Madrid si muove un’altra Italia (En Madrid se mueve otra Italia), Anpi Spagna (Asociación Nacional Partesanos/as de Italia), SEL Madrid (Partido Italiano de Izquierda, Ecología y Libertad, circulo de Madrid)

Adhesiones: amadridsimuoveunaltraitalia@gmail.com, anpispagna@gmail.com, sel.madrid@yahoo.com

Detalles:

El sabado 2 de julio nos reunimos en Colmenarejo, en la entrada de la urbanización Los Ranchos, desde donde saldremos a las 9 horas. La marcha que proponemos nos permitirá descubrir par te de la retaguardia y algunos observatorios republicanos de la mitad oriental del que sería campo de batalla de Brunete en julio de 1937, el mismo terreno que fuera unos meses antes, en enero de ese mismo año, límite oeste de la batalla de la Niebla, sostenida por la posesión de la carretera de la Coruña y su entorno. La pista que tenemos pensado seguir une los pueblos de Colmenarejo y Villanueva del Pardillo y tuvo con seguridad una gran importancia militar en las operaciones antes mencionadas y en los periodos de frentes estabilizados, porque permitió (sobre todo en la batalla de Brunete) el movimiento de tropas y suministros republicanos en los dos sentidos entre la primera línea y la vital carretera Torrelodones – Villanueva de la Cañada, vía fundamental para el mantenimiento de la ofensiva que bajando de la sierra debía internarse en el llano. A medio camino entre Colmenarejo y V. del Pardillo conoceremos la Casa Palata, una construcción actualmente en ruinas que sirvió como puesto de mando avanzado para el XVIII Cuerpo de Ejército. Su situación, a pocos metros de la cumbre de uno de los cerros más altos de la zona, permite la observación de toda el área de acción del XVIII CE y de buena parte de la del V CE, su vecino por el Oeste. La vuelta la haremos por el mismo camino que usamos en la ida, ya que lamentablemente no disponemos de otra alternativa que nos permitiera que la marcha fuera circular. Lógicamente, recomendamos llevar calzado cómodo, mucha agua, sombrero, pantalón largo, protección solar y prismáticos. La ruta resulta cómoda y no es muy larga, son unos 3 km por trayecto (total 6). La hora previsible de regreso a Los Ranchos sería entre las 13’00 y 14’00 horas.