domingo, 26 de junio de 2011

FAI PARTE DELLA STORIA !!!

                                                                         LA SEZIONE ANPI SPAGNA NASCERÀ UFFICIALMENTE A SETTEMBRE. NEL FRATTEMPO CHI VOLESSE ISCRIVERSI PUÓ FARLO CONTATTANDO QUI O ALL'EMAIL ANPISPAGNA@GMAIL.COM. LA TESSERA VERRÀ SPEDITA GRATUITAMENTE AI NON RESIDENTI A MADRID I QUALI POTRANNO INTERVENIRE E VOTARE ALLA RIUNIONE DI FONDAZIONE VIA SKYPE

martes, 21 de junio de 2011

La Resistenza accusa ancora...

La Necessità ancora oggi di parteggiare
 
Alcune puntualizzazioni
 
 
La Resistenza Partigiana è stato un momento di forte riscossa del popolo italiano, massacrato per vent’anni da un regime reazionario, razzista ed antipopolare. Gli Italiani, mai come in quel momento, furono uniti. Dopo la resa indondizionata dell’Italia (nell’8 settembre non si può ravvedere nessun armistizio da parte del Regno d’Italia) si costituì un ampio fronte di soggettività differenti che non aveva come obiettivo solamente la lotta al fascismo, ma anche quello di porre le basi per un nuovo ordine costituzionale, fatto di diritti, doveri e libertà e che fosse il giusto accordo fra le diverse culture critiche.
 
I comunisti ebbero un peso fondamentale all’interno del Comitato di Liberazione Nazionale e non solo (ricordiamo ad esempio i Gap, costituiti su iniziativa del Partito Comunista), forti del fatto che molti partigiani si erano formati nella guerra civile spagnola ed avevano appreso i principi di quella scienza militare particolare (basti pensare alle figure di Luigi Longo e del Comandante Giovanni Pesce “Visone” o di Pajetta) e dell’azione politica continua che il Partito Comunista sezione della Terza Internazionale, benchè ridotto ad uno stato di clandestinità, aveva posto in essere per tutto il corso del ventennio (fino al 1943 quando l’organizzazione comunista assunse il nome di PCI).
 
Non solo, ma con la vittoria di Stalingrado del 2 febbraio del 1943 le speranza della classe operaia di tutta Europa aumentarono e la possibilità di battere il nemico nazi-fascista cominciava a diventare reale anche in Italia. Gli effetti si sentirono presto nel nostro Paese dove, il primo scacco al potere fascista, fu dato con gli scioperi di Roma e Torino del marzo del 1943, antesignani del declino del potere fascista e del “nuovo ordine” poi posto con la resistenza. Scioperi che sancirono l’unione tra la classe operaia ed i partigiani. Questo dato storico deve essere posto in rilievo perché sarà quello che condurrà alla fine del fascismo. Se è vero che il partito Comunista ebbe un ruolo di primaria ed incofutabile importanza nella Resistenza, è anche vero che il concetto di lotta partigiana deve essere colto nella sua unitarietà.
 
Comunisti,Socialisti, popolari, liberali, azionisti,democristiani, uomini liberi decisero di fare una scelta di parte e di ribellarsi all’oppressore fascista. La Resistenza Italiana non fu una guerra civile, come molti vorrebbero attualmente per equiparare sul piano morale e politico quanti asservirono il governo fascista ed i partigiani, quanto piuttosto una civile guerra, come ricordava il Partigiano Nunzio di Francesco nell’ultimo incontro organizzato dal Circolo Gramsci Riposto. La differenza è netta.
 
Da una parte uomini di parte, partigiani che dopo l’8 settembre del 1943 in massa (anche se non vanno ignorati gli episodi diffusi di resistenza individuale ed organizzata precedenti, come ad esempio gli Arditi del Popolo di Secondari) avevano fatto una scelta, dall’altra parte soggetti privi di dignità che continuarono a far cadere l’Italia nella vergogna piu totale. I Partigiani riscattarono la dignità perduta dell’Italia. Bisogna cercare, in fin dei conti, di non cadere nel revisionismo piu becero, oramai imperante sia a destra che nei partiti di pseudo-sinistra. I morti non sono tutti uguali, un massacratore non può essere uguale, nel giudizio storico, ad un partigiano, rimarrà nella memoria un massacratore (ad ognuno di questi criminali andrebbe dedicato il monumento che Calamandrei dedicò a Kesselring..) senza giustificazionismo alcuno.
 
Eppure le campagne di revisionismo abbondano e non solo dal punto di vista strettamente politico, quanto anche da quello squisitamente comunicativo e non sempre provengono da destra. Sarà un errore, ma nel film la vita è bella di Benigni il campo di Auschwitz viene liberato dal carro armato americano, anziché dall’Armata Rossa. Sarà un altro errore ma la fiction “Pane e Libertà”sul sindacalista comunista Giuseppe di Vittorio, piena di stupidaggini e povera di politica, mette in evidenza il ruolo primario delle forze statunitensi in Italia ed In Europa, trascurando totalmente l’organizzazione della Resistenza Partigiana e quello del’Armata Rossa (sulla questione sul sito www.circologramsciriposto.it , alla voce cultura, c’è un articolo di Giuseppe Amata sulla vicenda). L’unico campo di concentramento che liberarono gli Usa fu quello di Dachau, ma si sa come procede il falsificazionismo. Questi sono solo due esempi, ma si potrebbe continuare all’infinito.
 
Altro cinico strumento per la strumentalizzazione della Resistenza Partigiana è stato quello delle Foibe, che sono state una reazione ai crimini fascisti, perpetrati nei confronti delle popolazioni slave, più di giustizia sommaria da parte di alcuni partigiani jugoslavi, che non violenza programmata dall´alto del vertice di Tito. Le foibe, evento sicuramente tragico (come tanti durante la barbarie fascista) e di dimensioni assolutamente piu limitate di quelle descritte da alcuni fascisti , vanno inquadrate nel loro contesto storico e non strumentalizzate cinicamente per arrivare sempre a quell’equiparazione revisionista vergognosa tra partigiani e massacratori. D’altronde le parole dello stesso Mussolini non lasciano dubbi e devono essere inquadrate nella campagna di “italianizzazione fascista “:«Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. [...] I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani». Nel segno del revisionismo gli ex fascisti di Alleanza Nazionale hanno ottenuto che il 10 maggio fosse il giorno della memoria delle Foibe.
 
È evidente l’uso politico della storia, volto a rimuovere la memoria per plasmare meglio la realtà odierna. Altri esempi si hanno nei libri, ad iniziare da quelli vergognosi scritti dal cialtrone Giampaolo Pansa, volti a ridisegnare un nuova resistenza ed esaltare il ruolo primario da parte dell’Amministrazione Alleate delcassando, allo stesso tempo, il fenomeno resistenziale quale fatto “spontaneo” e per nulla organizzato (a dire il vero questo fu un motivo usato dagli stessi Alleati che, in un primo tempo, non vollero minimamete che i partigiani si armassero. Evidenti erano le divergenze sul futuro. Da una parte i partigiani che volevano dare un ordine all’Italia, dall’altra gli Alleati che volevano renderla uno Stato fantoccio come poi è avvenuto).
 
Gli esempi di revisionismo storico non si contano piu. Ma i piu pericolosi colpiscono direttamente il frutto della lotta partigiana, vale a dire la Costituzione della Repubblica Italiana, violata spudoratamente in ogni suo articolo. L’ultima trovata, ma solo in ordine cronologico, è stata quella di un deputato del Pdl che propone di riscrivere l’art 1 della Costituzione, ma non per a affermare la centralità del Parlamento, quale rappresenta del popolo italiano, quanto per evitare i contrappesi previsti nella nostra Carta e che sono quelli della Corte Costituzionale e del Presidente della Repubblica. Ma non c’è bisogno nemmeno di scomodare l’ultimo arrivato del Pdl per dare la prova delle ripetute violazioni che ha subito la Costituzione. Già dall’art 1 “l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” (alcuni del partito comunista voleva sostituirla con “dei lavoratori”) viene violato quotidianamente. Quasi 4 morti al giorno (a cui bisogna aggiungere quelli in nero), il lavoro ridotto a merce, il lavoro che manca e quando c’è è un co.co.pro o un lavoro intermittente, comunque un lavoro precario.
 
Le politiche di deregolamentazione del lavoro, il cui punto piu alto si raggiunse con lo Statuto dei Lavoratori (legge 300 del 1970) sono iniziate con il Paccetto TREU (quindi da parte degli allora DS) e continuate vergognosamente con la Legge Biagi. Dalla metà degli anni 70 il lavoro viene colpito ed i lavoratori non hanno piu garanzie e certezze per il futuro. Ai giorni nostri si arriva a vedere un Marchionne che guadagna quanto 450 operai e priva gli stessi di ogni garanzia e diritto per delocalizzare all’estero. E meno male che all’art 41 la Cost recita che “l’iniziativa economica privata è libera ma non può svolgersi contro l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.”, o che l’art 36 recita testualmente “Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.”
 
Dubito che i padri costituenti avessero in mente il progetto di società dei Marchionne quando scrissero l’art 1 della Costituzione. Viene tanto decantata la libertà (parola usata in modo assolutamente sterile e privo di significato) dai partiti di oggi e non solo dal Pdl, ma anche dal Fli e dal partito di Vendola “Sinistra e Libertà”. Ma che significato può rivestire la libertà se non la si associa all’uguaglianza? Nessuno! Ed i costituenti non a caso, nell’art 3, posero il principio dell’uguaglianza formale e di quella sostanziale. I partiti attuali, partiti di plastica e perfettamente inseriti nella involuzione culturale berlusconiana, vanno avanti per parole vuote e prive di singnificato (la discrasia con il piano del significante è evidente). I padri costitueni immaginavano, avendo visto gli orrori della guerra, un’Italia che ripudiasse la guerra (e non c’è parola piu netta di quella del “RIPUDIO”), invece sappiamo come sono andate le cose. L’Italia ripudia la pace e si impegna a parità con le altre nazioni a sviluppare il terrore nel mondo. Ecco come hanno riscritto il nuovo articolo 11 della Costituzione i signori della guerra dei La Russa, dei D’Alema & CO. Dal Kosovo all’Afghanistan, dall’Iraq alla Libia ed anche qua gli esempi si sprecano. I processi di destrutturazione della Costituzione sono molteplici e colpiscono la sanità sempre piu privata (da ospedali ad aziende ospedaliere), l’istruzione pubblica ridotta ai minimi termini e senza fondi(che vengono elargiti in misura abbondante alle scuole confessionali, veri e propri diplomifici che sotto il profilo culturale sono pari a zero), l’ordinamento giudiziario viene attaccato per via delle vicende giudiziarie di Berlusconi &Co, la forma di governo dello Stato Italiano, colpita dalle voluttà presidenziali del Primo ministro ed anche la forma dello Stato, impostato su base regionale ed oggetto di una deriva federalista pericolosissima.
 
La Campagna di distruzione della Costituzione è in atto da tempo e si accompagna ad un processo di falsificazione delle vicende storiche in cui la Carta deve collocarsi. I padri Costituenti erano ben consapevoli delle derive autoritarie in cui l’Italia poteva ricadere e posero un ordine di equilibrio tra i diversi poteri della Repubblica. La Resistenza Partigiana volle dare all’Italia la libertà ed i diritti, restituendole la dignità perduta. I suoi oppositori continuarono nel trasformismo, cercando anno dopo anno di affossare o confondere o deviare le ragioni dei partigiani. La Resistenza accusa ancora oggi tutti coloro che stanno facendo tornare l’Italia indietro di anni, che hanno disgregato il tessuto sociale, che cercano di sbarazzarsi velocemente della memoria per arrivare ad una sorta di condivisione del nulla.
 
Ancora oggi bisogna essere di parte. Ancora oggi bisogna parteggiare. Occorre battersi per la difesa (e l’attuazione) della Costituzione contro chi la sta demolendo. Ripartiamo dalla pratica politica contro le deriva di un sistema capitalistico putrido e sempre piu in crisi. Uomini come Nunzio di Francesco hanno fatto grande l’italia. Adesso tocca a noi non farla sprofondare nel baratro in cui sta pericolosamente scivolando.
di Andrea Pavone (Circolo Gramsci Riposto)
www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - antifascismo - 25-04-11 - n. 361
da www.circologramsciriposto.it

sábado, 18 de junio de 2011

La penetrazione delle mafie in Spagna: come combatterla

Intervento all'incontro sulla cooperazione Internazionale contro le mafie.

Permettemi di fare una piccola introduzione sull’Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia prima di affrontare l’argomento della serata.

Molti di voi si diranno “se questo è un partigiano, io sono Padre Pio”.
In effetti anche se dimostro meno anni di quelli che ho non ho fatto la Resistenza, e ovviamente non ero nemmeno nato a quei tempi.

Il fatto è che l’Anpi qualche anno fa decise di aprire le iscrizioni a tutti quelli che condividevano il suo statuto.

Ovviamente la scelta è stata presa anche per evitare l’estinzione naturale dell’Associazione.
L’apertura dell’adesione all’Anpi ha determinato uno tsunami di tessere.

Siamo ormai circa 130.000, siamo presenti in tutte le province italiane e all’estero siamo in Repubblica Ceca, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia e ora in Spagna.

I nostri compiti fondamentali sono l’antifascismo, la difesa della Costituzione e della Democrazia.

Anche se la Resistenza è in larga parte opera dei comunisti, vorrei ricordare che hanno partecipato alla guerra di liberazione tutti i partiti di allora eccetto, ovviamente, il partito fascista; dai repubblicani ai socialisti, dai cattolici ai monarchici.

Interveniamo su molte questioni della vita política e sociale italiana. Per esempio recentemente abbiamo chiesto come molti le dimissioni di Berlusconi, ma ci tengo a dire che la nostra richiesta si basa sul fatto che la sua condotta infrange un articolo della costituzione che ci è molto caro, precisamente quello che riguarda la dignità delle Cariche Istituzionali.

Abbiamo preso posizione ed aiutato i comitati per i si ai referéndum perchè crediamo che la legge debba essere uguale per tutti e perchè il popolo italiano si era già espresso a suo tempo contro il nucleare. 

Stiamo combattendo con tutte le nostre forze contro il revisionismo storico del volemose bene che vuole equiparare i repubblichini fascisti, marionette manovrate dall’ occupante nazista, con i partigiani protagonisti della guerra di liberazione e sottolineo di liberazione, non civile.
L’ultimo assalto alla Costituzione è  la recente richiesta di un deputato del PDL di revisione della disposizione transitoria  della stessa carta costituzionale che vieta la riorganizzazione del partito fascista.

Qui, invece fra pochi giorni lanceremo ufficialmente la sezione Spagnola dell’ANPI. Abbiamo già svolto alcune iniziative insieme all’Associazione A Madrid Si Muove Un’ Altra Italia. Siamo in contatto con l’Associacion Amigos de las Brigadas Internacionales per quanto riguarda la memoria storica
Con il nome di ANPI SPAGNA potete trovarci nel nostro Blog, su Twitter e su Facebook  e fra poco avremo una sede física di riferimento.

Ma se siamo qui presenti è perchè fra i tanti temi che l’Anpi affronta c’è anche quello delle mafie.
Le cosche rappresentano una forma di tirannia perchè privano il cittadino dei suoi diritti fondamentali come quello della libertà di impresa, del diritto al lavoro e della libertà di espressione e a proposito di libertà di espressione, Elisabeth è  qui a rappresentare la Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

Molte  delle risorse umane  sono costrette ad emigrare viste le oggettive difficoltà a vivere e prosperare nelle zone infestate dal fenomeno mafioso.
Le istituzioni tendono ad essere asservite agli interessi delle cosche ma, addirittura, come ben sapete,  succede che le cariche istituzionali  stesse appartengano alle varie mafie

Tutto ciò rende vitale l’impegno di tutte le forze democratiche affinchè se ne eviti la ramificazione  combattendola con l’arma della giustizia ma soprattutto con la cooperazione, l’informazione e l’educazione a tutti i livelli.

Il  movimento dei Fasci Siciliani nel 1891, quando i contadini si organizzarono contro i latifondisti, esplicitò chiaramente il conflitto mafia-lavoratori.
Anche se all’inizio alcuni piccoli mafiosi si schierarono dalla parte dei contadini sfruttati, successivamente la Mafia contribuí in maniera determinante alla repressione violenta della ribellione.
I contadini siciliani che venivano chiamati jurnatara perchè lavoravano dall’alba al tramonto, avevano diritto solo a un quarto del raccolto al netto delle varie tasse, chiamate diritti, come quello di messa per il prete, il diritto all’olio per la candela e il famigerato diritto di maccherone che riguardava la protezione del contadino.

Questo tributo-estorsione è infatti l’origine della parola pizzo che viene appunto  da “fari vagnari ‘u pizzu” cioè bagnarsi il becco nel piatto altrui.
È chiaro da subito quindi che la mafia si schiera contro il progresso civile e l’emancipazione dei lavoratori.

Fra i tanti che pagarono con la vita la loro battaglia a favore del movimento contadino e per l’occupazione delle terre vorrei ricordare Placido Rizzotto che fu assassinato dalla mafia  nel marzo del 1948 a Corleone.

Dopo l’8 settembre Placido si unì alle Brigate Garibaldi e dopo la liberazione tornato a Corleone divenne presidente dell’ANPI e ritenuto colpevole di organizzare i contadini attraverso la camera del lavoro e la Cgil fu ucciso dal clan di Luciano Liggio.

Oggi la cooperativa Libera Terra produce un vino con il nome del partigiano vittima di cosa nostra, le uve provengono da vigne confiscate alla mafia ed è stato anche girato un film sulla sua storia

La scelta dei partigiani fu una scelta volontaria, al contrario della leva obbligatoria.

Chi scelse coscientemente di mettere in gioco la propia vita lo fece con la stessa determinazione di chi decide di fare il giudice in zone dove il fenomeno mafioso si esprime al peggio.
I giudici che combattono le cosche incarnano gli stessi ideali e la stessa determinazione dei partigiani.

C’è un passo nell’agenda di Borsellino che rende chiara la coscienza del mettere in gioco la propia vita come fecero i volontari che parteciparono alla guerra di liberazione.

Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia, la mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri.”

A propósito di coscienza del rischio voglio anche citare uno dei padri della nostra Costituzione, il partigiano Piero Calamandrei in una delle sue frasi più celebri pronunciata durante un discorso al teatro lirico di Milano . Oggi potrebbe apparire un po`  retorica ma vi prego di calarvi nell’atmosfera del tempo.  
“Quando io considero questo misterioso e miracoloso moto di popolo, questo volontario accorrere di gente umile, fino a quel giorno inerme e pacifica, che in una improvvisa illuminazione sentì che era giunto il momento di darsi alla macchia, di prendere il fucile, di ritrovarsi in montagna per combattere contro il terrore….” e poi conclude:  “era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”

La Mafia in Spagna va combattuta con l’arma della cooperazione internazionale perchè questa è la dimensione sulla quale si misurano le cosche.
Ovviamente la repressione del fenomeno mafioso è fondamentale per lo sviluppo del benessere dei cittadini. Ma l’aspetto giudiziario non può essere separato dalla denuncia , dall’informazione e dall’educazione. 

Questo è il nostro compito. Qui noi abbiamo il nostro da fare.

Dobbiamo per esempio smantellare l’idea romantica del mafioso che tanti film hanno veicolato o la credenza secondo la quale i mafiosi si fanno i loro affari e non ci riguardano. E`dovere di tutti e di ognuno denunciare i fenomeni mafiosi per permettere il naturale sviluppo della società civile.

Concludo citando ancora Borsellino che già molti anni fa aveva inquadrato la via da percorrere per battere le mafie.

 «La lotta alla mafia diceva nel discorso ai cittadini siciliani  (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità. »
Marco Cristofori, Anpi Spagna
foto Lucio Colavero

jueves, 16 de junio de 2011


La proposta di legge Fontana: "Un assalto reazionario alla storia"

L'Anpi contro la proposta di legge Fontana che riconosce giuridicamente i repubblichini di Salò."E' un assalto reazionario alla Storia, non deve passare", accusa il Comitato nazionale dell'Anpi. Questa la presa di posizione integrale.
"Un altro, gravissimo, assalto reazionario alla storia. Un’altra offesa ai combattenti per la libertà.
La proposta di legge “Fontana” (n. 3442), approvata di recente in Commissione Difesa della Camera, prevede il riconoscimento giuridico e quindi la concessione di contributi finanziari pubblici a tutte, indistintamente, le associazioni combattentistiche e d’arma. Previo il parere del Ministro della Difesa, che acquisirebbe, in tal senso, un vero e proprio strapotere".

E si spiega: "Tutte le Associazioni. Un vergognoso e pericoloso riconoscimento e lasciapassare, dunque, anche a quelle, e non sono poche, che richiamano la loro azione e la loro spinta ideale al “patriottismo” repubblichino, a quella illegittima costruzione (la R.S.I.) che contribuì fattivamente alla follia criminale e omicida dei nazisti. Un assalto, che si va così completando dopo la proposta della destra governativa di abolizione della XII disposizione transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista; dell’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui “crimini” dei partigiani e di un’altra sull’ “imparzialità” dei libri di storia".

"L’ANPI - si sottolinea - chiede a tutti i suoi iscritti, agli antifascisti e ai democratici di far sentire la loro voce per impedire questo ennesimo tentativo di negare la nostra storia e la Resistenza, offendendo la memoria dei Caduti per la libertà. L’impegno di tutti noi è decisivo, come nel passato quando si impedì l’approvazione della famigerata 1360 che pretendeva di equiparare i partigiani ai militi della RSI. Anche questo nuovo tentativo non deve passare".

martes, 14 de junio de 2011

"Una grande vittoria della democrazia"


"Una grande vittoria della democrazia". Questo in sintesi il giudizio di Carlo Smuraglia, presidente nazionale ANPI, sulla vittoria dei sì ai referendum e alla straordinaria partecipazione popolare. 

"Nonostante gli ostacoli, i tentativi di oscuramento e di depotenziamento dei referendum, i cittadini italiani hanno dimostrato, ancora una volta e con grande chiarezza, la volontà di riappropriarsi dei propri diritti fondamentali", commenta Smuraglia.
Che aggiunge: "Dal 13 febbraio ad oggi, si sono moltiplicate le dimostrazioni concrete di un forte desiderio, di una diffusa volontà di partecipazione, che fanno sperare bene per il futuro. Si apre ora una nuova fase della vita democratica del nostro Paese, alla quale confidiamo che daranno il loro contributo tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia, l’attuazione dei principi della Carta Costituzionale e l’effettività dei diritti civili, politici ed umani".
"L’ANPI - conclude il presidente dell'Anpi - non  mancherà di recare, come sempre, il proprio fattivo contributo"

viernes, 3 de junio de 2011

Guerra civile o guerra di liberazione? Dal punto di vista del Diritto. Giorgio Tosi

D

i cosa parliamo se parliamo di guerra civile? Un giomale autorevole e serio come Repubblica ha dedicato all’argomento un lungo articolo che inizia in prima pagina, prosegue su quelle della cultura e annuncia addirittura una seconda puntata. Ciò significa che l’argomento è importante, specie in questo momento in cui più aspro è lo scontro sul terreno culturale fra revisionisti e non, tra coloro che vogliono epurare i libri di testo, ristabilire la censura almeno a scuola, e legittimare il fascismo anche nei suoi aspetti più nefandi, e coloro invece che si oppongono in nome della verità storica. E’ tuttavia sorprendente che dopo una polemica che è durata cinquant’anni (guerra civile sì, guerra civile no), non sia stato sufficiente il bel libro di Claudio Pavone a chiarire i veri termini della questione. Viene maliziosamente da pensare che molti commentatori abbiano letto solo il titolo.
Pavone dimostra come la Resistenza sia stata un intreccio fra tre guerre: "patriottica, civile e di classe" (p. XI). Nei capitoli dedicati alla guerra civile (da lui stesso indicata come una definizione controversa) chiarisce che con il termine usato intende non occultare"la parte di realtà che vide italiani combattere contro italiani" (p. 225). Una guerra fratricida, dunque. Non vi è dubbio che la Resistenza fu anche questo, e Pavone lo ha messo in luce con serietà e rigore. Ciò che è sbagliato e strumentale è ridurre il periodo ‘43-45 soltanto a guerra civile perché tende a nascondere il discrimine tra fascismo e antifascismo, tra lotta per la libertà e difesa della dittatura, e sottrae lo scontro al contesto storico e al suo contenuto essenziale: l’esistenza di una parte giusta e di una ingiusta. Le armi prima e la Costituzione poi hanno deciso una volta per tutte la vittoria della democrazia e la sconfitta del fascismo. Fra le opposte posizioni di Salò e della Resistenza non c’è conciliazione possibile. Ciò è vero non solo sul piano teorico ma anche su quello fattuale. Coloro che nella definizione di ‘guerra civile’ vogliono assorbire tutto il significato della Resistenza dimenticano il dato giuridico e politico che impedisce lo stravolgimento da essi voluto.
I
l concetto di guerra civile è stato studiato dal diritto penale e ha trovato la sua formulazione normativa nell’art. 286 del codice Rocco, allora e oggi vigente. Si tratta di un delitto contro la personalità interna dello Stato, e si verifica quando due fazioni armate di cittadini si combattono tra loro (per un qualunque motivo) nel territorio dello Stato, compromettendone l’ordine costituzionale. Per essere più chiari, la nozione giuridica di ‘guerra civile’ riguarda due o più fazioni private che intendono risolvere con le armi le loro controversie, senza ricorrere ai poteri dello Stato che è estraneo alla contesa.
Commenta il Manzini, notissimo penalista: "Guerra civile è una lotta armata entro il territorio dello Stato di una parte della popolazione contro un’altra parte", non dunque contro lo StatoLa situazione creatasi nell’Italia centrosettentrionale dopo l’8 settembre 1943 era del tutto diversa dalla fattispecie prevista dalla norma. La Repubblica sociale italiana non era al disopra delle parti, ma era essa stessa parte in causa e come tale ricercava, rastrellava, combatteva, uccideva i partigiani come nemici. Per farlo si serviva delle forze armate repubblichine, guardia nazionale, brigate nere, decima mas: diretta espressione e strumento dello Stato fascista.
La posizione dei partigiani rispetto allo Stato fascista, rappresentato dalla repubblichina di Salò, era eversiva e insurrezionale. E’ chiaro dunque, almeno da un punto di vista giuridico, che i combattenti non erano sullo stesso piano (come invece lo sono in una guerra civile), perché i fascisti si battevano in nome dello Stato repubblichino, mentre i partigiani combattevano contro.
Sul piano del diritto la norma applicabile era quella prevista dall’art.284, cioè il "delitto di insurrezione armata contro i poteri dello Stato". Per questo reato infatti, e non per quello di guerra civile, furono processati e condannati i partigiani catturati durante il periodo ‘43-45. E’ quanto accadde al prof. Ettore Gallo, poi divenuto Presidente della Corte Costituzionale: arrestato dalla banda Carità, fu processato e condannato a morte dal Tribunale militare fascista di Piove di Sacco con l’accusa di"insurrezione armata contro i poteri dello Stato" e non con quella di "guerra civile".
Dal punto di vista del diritto internazionale si arriva a una conclusione convergente. Poiché dopo l’8 settembre il legittimo Stato italiano (quello monarchico del sud) aveva dichiarato guerra alla Germania ed era stato riconosciuto "cobelligerante"dagli alleati, i partigiani erano vere e proprie forze armate in territorio occupato dal nemico (tedeschi e fascisti repubblichini). Se ne deve necessariamente dedurre che la Resistenza fu un aspetto di una guerra internazionale fra Stati
Quando si parla di guerra civile, bisognerebbe aver ben presenti questi concetti al fine di evitare confusioni. I revisionisti che riducono la Resistenza a mera guerra civile contraddicono i fatti, le sentenze dei tribunali. militari fascisti e le norme del codice Rocco, che fu il padre della legislazione mussoliniana

In Italia ci fu Guerra Civile?

Antonio Tabucchi: "La repubblica di Salò, nata dopo l'8 settembre 1943 (data dell'armistizio chiesto dall'Italia agli Alleati) fu uno stato fantoccio creato dai nazisti nel nord d'Italia, più o meno nelle stesse zone che oggi sono in mano al partito separatista della Lega; e l'idea che questo staterello artificiale, roccaforte del nazi-fascismo, tendesse all'unità d'Italia corrisponde al dire che la repubblica di Vichy aspirava all'unità di Francia. Che poi i repubblichini, scherani e servi dei nazisti, autori di massacri, torturatori e aguzzini,con simboli di morte ben espliciti sull'uniforme, credessero di avere servito «l'onore della Patria», è una dichiarazione che involgarisce l'idea di patria e il concetto di onore".