jueves, 29 de septiembre de 2011

FOGLIAZZA E ANPISPAGNA

ANPI SPAGNA OTTIENE IL PRIMO IMPORTANTE RICONOSCIMENTO PER IL LAVORO SVOLTO: UNA STRAORDINARIA VIGNETTA DEDICATACI DA Gianluca Foglia in arte FOGLIAZZA. GRAZIE DI CUORE GIANLUCA

domingo, 25 de septiembre de 2011

IL DOCUMENTO DELL'ANPI SPAGNA

La costituzione della sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia in Spagna è dettata  dalle necessità di
·      mantenere, difendere e valorizzare la memoria storica della Resistenza in Italia oltre che quella delle Brigate Internazionali che combatterono con il contributo di tanti antifascisti italiani per la Repubblica spagnola. Quelle pagine gloriose e tragiche ispirarono la Resistenza italiana e quella europea.
·      esaltare la battaglia antifascista dei repubblicani spagnoli in patria ed in Europa con particolare riferimento ai combattenti  della “Nueve” che parteciparono alla liberazione di Parigi nel 1944.
·      celebrare la guerra di liberazione;
·      difendere la democrazia e la Costituzione italiana.

Crediamo che il livello di corruzione dei politici ci allontani definitivamente dagli standard occidentali. Gli ultimi dati (Agosto 2011) confermano in 88 i parlamentari fra indagati e condannati. Il partito che governa il paese annovera fra le sue fila gran parte di questi.
Molti dei deputati rappresentano sempre più una casta arroccata per difendere i privilegi ottenuti. L’ultima manovra finanziaria per coprire il deficit di bilancio non vede nessun provvedimento che tagli i costi della politica  e  dei politici, solo lacrime e sangue per i cittadini.

I fascisti vestono il doppiopetto e approfittando del partito/gruppo d’interesse che governa il paese propongono revisioni costituzionali e leggi che sdoganino definitivamente il pensiero fascista. La proposta di legge, che vuole riconoscere ugual valore alle associazioni partigiane e a quelle fasciste, è solo una delle tante iniziative, soprattutto a livello locale, mirate a valorizzare il periodo più buio della storia italiana. Ultimo, in ordine cronologico, il permesso ad un’associazione neo-nazista di aprire una sede a Roma. La proposta di accorpare il 25 aprile, il 1º maggio e il 2 giugno alla domenica successiva avrebbe privato le principali celebrazioni della storia d’Italia, del loro valore simbolico e unificante.

La Carta Costituzionale viene ritenuta obsoleta  e si richiede la sua revisione in molti articoli, recente la richiesta che vuole abolire l’articolo 41 che impone la funzione sociale dell’impresa privata. A tutt’oggi la Costituzione rimane inapplicata nei suoi più alti obiettivi come gli articoli che fanno riferimento alla dignità dei ruoli istituzionali, al diritto al lavoro, ad una vita degna e al rifiuto della guerra.

La vita degna alla quale fa riferimento la Costituzione mai è stata tanto minacciata come ora. Il lavoro sicuro è ormai un bene di lusso, i giovani fortunati che hanno un impiego vivono ricattati dai contratti a termine. L’Italia è leader in Europa per disoccupazione giovanile. La soglia di povertà tocca il 15% dei cittadini italiani. Si richiede l’allungamento dell’età pensionabile. In questo mondo globalizzato governato  dall’economia, gli organismi trans-nazionali decidono la qualità della vita dei cittadini. I governi spesso sono solo meri esecutori dei provvedimenti  decisi altrove.
La sinistra principale ma non unico referente delle istanze fin qui elencate è divisa e per questo poco incisiva.

Fondiamo la sezione dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia sezione Spagna perchè

RIVENDICHIAMO

·      La memoria storica dei Partigiani e della Guerra di Liberazione
·      L’applicazione della Costituzione Italiana
·      L’antifascismo come discrimine irrinunciabile nella politica italiana
·      A livello della Unione Europea va affermato il primato della politica sulla logica economica affinché la cittadinanza e i loro diritti siano lo scopo delle politiche europee comunitarie
·      Investimenti sul lavoro che permettano alle nuove generazioni di conquistare  un futuro degno
·      L’unione di tutte le forze che credono nei valori della Resistenza e della Costituzione
·      La rifondazione morale della politica italiana

ATTUEREMO:

·      In Spagna, facendo rete con le associazioni di memoria storica, valorizzando la lotta degli italiani nelle Brigate Internazionali a difesa della repubblica spagnola.
·      Nelle istituzioni italiane in Spagna per difendere i valori della Resistenza e della Costituzione.
·      Nelle piazze, organizzando le iniziative dell’Anpi Nazionale.
·      In rete, valorizzando la Guerra di Liberazione  e la Costituzione Italiana



sábado, 17 de septiembre de 2011

Assemblea costitutiva ANPI SPAGNA



L'assemblea costitutiva della sezione spagnola dell'ANPI è confermata per mercoledì 21 settembre alle ore 18:30 presso l'Associación de mujeres "Entredós" in C/Marqués Viudo. de Pontejos, 4 28012 Madrid. (Puerta del Sol)

Entredós è un associazione femminista. Abbiamo prenotato il tavolo per la riunione. Una birra imbottigliata costa 2,5 € ai quali va aggiunto 1€ per persona per usare il locale, non è obbligatoria la consumazione.

Per connettersi via skype basta chiamare all'ora prevista il contatto qui sotto riportato. La diretta streaming ci aiuterà nei collegamenti, qui di seguito il link e il contatto skype.

skype: amadridsimuoveunaltraitalia
diretta streaming: http://www.ustream.tv/channel/amadridsimuoveunaltraitalia

La riunione è aperta a tutti ma solo i soci possono votare.

jueves, 18 de agosto de 2011

Cancellare il 25 aprile? L'Aned: "No, non ci stiamo"


Lettera aperta a Carlo Smuraglia: abolire il 25 aprile, un attacco all'identità del Paese

Si allarga la protesta per la proposta di cancellare la festa della liberazione (25 aprile), quella conseguente del 2 giugno (festa della Repubblica), passando dall'abolizione del 1°maggio (festa dei lavoratori).
L'Aned, l'Associazione nazionale ex deportati attraverso con un  articolo del vicepresidente, Dario venegoni, ha sottolineato la sua totale contrarietà (http://www.deportati.it/news/25aprile.html).
Qui di seguito pubblichiamo inoltre il testo della lettera aperta che Andrea De Maria, già sindaco di Marzabotto, attuale responsabile nazionale PD Nuove forme di organizzazione e comunicazione politica, ha mandato a Carlo Smuraglia, presidente nazionale Anpi.
"Carissimo Presidente,
voglio comunicarti il mio più convinto sostegno alla posizione assunta dal Comitato nazionale dell’Anpi, a seguito dell’intenzione del Governo di mettere in discussione le festività previste nei giorni del 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno. Come giustamente sottolineate si tratterebbe di un provvedimento di scarsissima efficacia sul piano economico, ma molto grave su quello dell’identità del Paese. Resistenza, lavoro ed equità sociale, Costituzione e Repubblica non sono vuote parole, ma le basi su cui la nostra Italia democratica trova le ragioni della sua coesione e, a maggior ragione in un momento così difficile, valori fondamentali di riferimento per tutti gli italiani. Sminuirne il significato sarebbe davvero grave e inaccettabile.
Chi ti scrive oggi ricopre una responsabilità nel Partito Democratico, ma è stato molti anni Sindaco di Marzabotto. Non posso non sottolineare il sacrificio di sangue che è stato pagato perché in Italia si tornasse a festeggiare il 1° maggio e per poter vivere quelle due giornate di libertà, il 25 aprile e il 2 giugno, dopo gli anni terribili della dittatura e della guerra. Non è un caso quindi che l’Anpi sia così autorevolmente intervenuto e auspico che tanti, come sta positivamente accadendo, si uniscano a questa battaglia.”
Ecco infine l'articolo di Dario Venegoni visitabile presso il sito dell'Associazione ex deportati (http://www.deportati.it/news/25aprile.html). Il commento è stato pubblicato sabato 13 agosto 2011 sulla pagina ANED di Facebook.
"Quando la casa brucia non si può andare tanto per il sottile. Se bisogna vendere i gioielli di famiglia, si vendono. E certamente non spetta a una associazione come quella degli ex deportati nei campi nazisti di valutare nel merito, misura per misura, le proposte del governo in materia economica.
Tra queste proposte ce n’è una che ci tocca però molto da vicino: quella di accorpare alla domenica più vicina tutte le festività civili del calendario. Si parla del 25 aprile, del 1° maggio, del 2 giugno, tre date che il governo di centrodestra ha dimostrato a più riprese di non digerire.
Ricordiamo tutti quando il ministro della Difesa La Russa dichiarò che lui il 25 aprile lo festeggia andando a porre un fiore sulle tombe dei “suoi” caduti, quelli della Repubblica sociale italiana. E che il presidente del Consiglio ha sempre disertato – tranne una volta, in Abruzzo, in piena campagna elettorale – le celebrazioni del 25 aprile, bollandole come “di parte”. Per non dire dello sciagurato voto con il quale in commissione, alla Camera, la maggioranza ha dato parere favorevole all’ennesimo tentativo di equiparare i militi repubblichini, alleati di Hitler, ai partigiani che hanno contribuito a ridare la libertà al nostro Paese.
Un governo che non ha mai riconosciuto il valore fondante della data del 25 aprile per la riconquistata democrazia oggi approfitta della crisi finanziaria – da esso stesso clamorosamente sottovalutata – per cercare di cancellare questa data dal calendario civile. Quello stesso esecutivo, all’interno del quale un importante ministro fece sapere che lui col Tricolore ci si “pulisce il culo” tenta di cancellare la festa della Repubblica, evidente ostacolo alla grossolana propaganda secessionistica della Lega.
Noi non ci stiamo. L’esempio europeo, incautamente evocato dal governo a giustificazione di questa sua proposta, dimostra semmai il contrario: per ogni francese la festa del 14 luglio è fondamento dell’idea stessa di unità nazionale. Ragionando per assurdo, potremmo prendere per buono il riferimento all’Europa fatto da Berlusconi: quando il 14 luglio cesserà di essere festa nazionale in Francia potremo discutere di accorpare alla domenica anche il 25 aprile. Fino ad allora… che non ci provino nemmeno!"
L'appello dell'ANPI su:

jueves, 28 de julio de 2011

NO AL REVISIONISMO STORICO. FU GUERRA DI LIBERAZIONE, NON CIVILE




Nel corso di una cerimonia al Viminale, qualche giorno fa, la Resistenza è stata – incredibilmente – ridotta al livello di una “guerra civile”, fatto tanto più grave in quanto compiuto nel corso di una Cerimonia ufficiale, nella quale è particolarmente disdicevole una ricostruzione che fa violenza alla storia ed alle pagine gloriose della Resistenza. Un fatto grave, ma occasionale? Non si direbbe, visto che nel corso della parata, anch’essa ufficiale, per il 2 giugno, la Resistenza è stata completamente ignorata, non solo nelle presenze fisiche, ma anche in ciò che ha detto la voce narrante.
Ma anche ad altri livelli, meno autorevoli, accadono cose analoghe, se non addirittura peggiori. Un giornalista ha presentato, sabato sera, in televisione, Piazza Loreto come un massacro, una macelleria, riferendosi naturalmente alla salma di Mussolini. Neppure una parola sui precedenti e sul fatto che in quella piazza, il 10 agosto 1944, erano stati uccisi e lasciati a lungo, sul selciato, al sole, quindici partigiani e antifascisti, invitando (sarebbe meglio dire costringendo) i cittadini a guardare l’orribile spettacolo, evidentemente a scopo intimidatorio.
C’è, evidentemente, un problema politico e perfino un problema culturale. Quello politico sta nel fatto che anche a livello ufficiale si vuole ignorare o delegittimare la Resistenza, trasformando la guerra di Liberazione in una guerra fratricida. Il revisionismo, insomma, continua imperterrito a cercare di nascondere o degradare le pagine più belle della nostra storia. E questa è, in realtà, una vergogna, storicamente e politicamente. Ma c’è anche un profilo culturale, che va sottolineato, se simili posizioni possono passare, più o meno inosservate, anche in occasione di trasmissioni televisive di puro intrattenimento. C’è, insomma, chi – ancora oggi –non ha digerito la Resistenza e continua a pensare che il fascismo sia stato un fenomeno limitato e bonario; evidentemente la cultura democratica che avrebbe dovuto insediarsi ad ogni livello, nel nostro Paese, dopo la Costituzione, nata dalla Resistenza, non riesce ancora ad occupare il ruolo che le spetterebbe, diventando “diffusa” e patrimonio di tutti i cittadini. Questo ci impone una riflessione attenta ed un impegno ancora più forte per valorizzare non solo la Resistenza, ma anche i principi che la attraversarono e costituirono il fondamento della Costituzione; e richiede un impegno altrettanto forte per contrastare ogni forma di negazionismo e revisionismo, esplicita o mascherata. CARLO SMURAGLIA presidente ANPI

jueves, 21 de julio de 2011

La Resistenza romana

Via Rasella
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23 marzo 1944 - Alle 15,30 Carlo Borsani, cieco di guerra, medaglia d'oro, celebra, nel salone di un palazzo in via Veneto, la nascita del fascismo, avvenuta 25 anni prima a Milano, in piazza San Sepolcro. E' una giornata senza nuvole, con il sole splendente. In mattinata i gerarchi e le autorità germaniche avevano assistito alla messa nella chiesa di Santa Maria della Pietà e deposto corone alle lapidi dei caduti fascisti in Campidoglio e al Verano. Borsani ha comniciato da poco a parlare quando, alle 15.52, si interrompe a causa del forte boato che rompe l'aria. Una forte carica di tritolo è esplosa a poca distanza, in via Rasella, davanti al palazzo Tittoni, mentre vi transitava a piedi una compagnia del I battaglione del Reggimento Polizei SS Bozen, composta da 156 uomini tra ufficiali, sottufficiali e truppa, in assetto di guerra, con mitragliatrici montate su carrelli in testa e in coda alla colonna. Subito dopo, due squadre dei GAP Centrali, una di sette uomini l'altra di sei, al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola), lanciano a mano bombe da mortaio leggero Brixia, modificate per esplodere per accensione della miccia, e sparano con armi leggere. A far brillare la mina collocata in un carrettino metallico da spazzino era stato lo studente in medicina Rosario Bentivegna, con la copertura di un'altra giovane studentessa, Carla Capponi.
Secondo la testimonianza di Bentivegna, i gappisti erano disposti per l'attacco in questo modo: lui vicino al carretto, Carla Capponi, con un impermeabile sul braccio, da mettergli addosso per coprirgli la divisa da spazzino, la pistola alla cintura sotto il golf, in cima alla via con alle spalle palazzo Barberini; Raul Falcioni, Fernando Vitagliano, Pasquale Balsamo, Francesco Curreli e Guglielmo Blasi, con Salinari nei pressi del Traforo; poco distante Silvio Serra; all' angolo di via del Boccaccio, Franco Calamandrei. Altri gappisti erano sistemati per coprirli durante lo sganciamento.
Le modalità dell'attacco: Calamandrei si era tolto il cappello, segno convenuto per avvisare Bentivegna che i tedeschi si stavano approssimando e doveva quindi accendere la miccia per poi allontanarsi rapidamente. Avvenuta l' esplosione, gli altri gappisti raggiunsero Calamandrei di corsa per sviluppare l'assalto a bombe a mano e colpi di pistola. L'azione si concluse con 32 SS uccise e 110 ferite (una sarebbe morta in ospedale il giorno dopo). I gappisti non ebbero perdite nonostante la immediata reazione dei tedeschi. Morirono invece un ragazzo e due civili. Altri persero la vita o rimasero feriti nella violenta sparatoria che si protrasse con l' arrivo di reparti tedeschi e fascisti, da questi rivolta soprattutto a colpire le finestre degli edifici più vicini, dai quali ritenevano fossero stati lanciati gli ordigni esplosivi.
L'attacco in via Rasella era stato deciso dal comando dei GAP Centrali in sostituzione dell' assalto, programmato per quel giorno, al corpo di guardia di via Tasso per liberare i prigionieri della Gestapo. Dopo un sopralluogo Fiorentini, Salinari e Calamandrei avevano ritenuto irrealizzabile quell' operazioe dato il sistema difensivo approntato dai tedeschi e avevano predisposto invece l'aggressione alla colonna tedesca che ogni giorno percorreva via Rasella ultimate le esercitazioni alla controguerriglia.
Il reggimento Bozen, come tutte le SS composto da volontari vincolati dal giuramento a Hitler, si stava infatti addestrando alla lotta contro i partigiani. Il battaglione di stanza Roma forniva anche elementi alla Gestapo in via Tasso, e avrebbe dovuto assolvere all' incarico di proteggere il personale militare e civile tedesco e fascista durante l' abbandono della capitale all' arrivo degli alleati, e, inoltre, fare da scorta ai prigionieri che da via Tasso da Regina Coeli sarebbero stati trasferiti al nord.
Al reggimento Bozen saranno addebitate le stragi di civili commesse in seguito, in Istria, nel Bellunese, a Bois e Falcade, 87 azioni di rappresaglia documentate negli archivi tedeschi di Coblenza, ricostruite da storici ricercatori altoatesini nel 1994.
L'azione di via Rasella venne riconosciuta come atto legittimo di guerra dal governo e dal parlamento dell' Italia democratica, nel 1981, dalla magistratura, nei vari gradi sino alla Cassazione (19 luglio 1953). Alcuni partecinti vennero decorati al valor militare, Presidente della Repubblica Einaudi, Capo del Governo De Gasperi
pallanimred.gif (323 byte) La sentenza della Cassazione del 1999via Rasella fu una "legittima azione di guerra"

da  http://storiaxxisecolo.it